Il diario perduto di Jane Austen di Syrie James

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Titolo: Il diario perduto di Jane Austen
Titolo originale: The lost memoirs of Jane Austen
Autore: Syrie James
Traduttore: Caterina Lenzi
Casa editrice: Piemme
Anno: 2008
Genere: diario/romantico
Voto: 4/5

Nato dalla penna di Syrie James, Il diario perduto di Jane Austen ci porta nella quotidianità della famosa scrittrice di epoca Regency. Col finto pretesto di un ritrovamento di alcuni documenti, che si scoprirà poi essere il diario segreto della Austen, nella casa del fratello, apprendiamo di una parte della sua vita che in realtà non è nota al grande pubblico. La storia che ci viene raccontata è quella di una Jane reale che vive le emozioni, e la sua storia d’amore, in modo molto profondo, proprio come le eroine dei suoi romanzi, e come loro si innamora. Le vicende fittizie si svolgono in un contesto vero; in effetti, la scrittrice è stata molto brava ad inserire gli eventi della storia d’amore della protagonista all’interno degli eventi noti della sua vita.

Jane Austen e sua sorella Cassandra sono i personaggi ricorrenti dell’opera, ed il loro legame mi è piaciuto molto perché assomiglia a quello tra Jane ed Elizabeth di Orgoglio e pregiudizio.

L’autrice vuole far credere ai lettori che siano stati gli eventi realmente accaduti nella vita della scrittrice ad ispirare le sue opere (soprattutto Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento). A tal riguardo, ho in particolare amato l’incontro dei due protagonisti principali a Pembroke. In molti definiscono ciò una presunzione del libro, ma a me piace vedere con quanta cura l’autrice sia riuscita ad arrivare al suo scopo, ed anche se questo anticipa al lettore quello che sarà il grande colpo di scena dell’opera, non mi dispiace.
Ho letto molti libri tratti dall’universo austeniano, ma questo è il primo che vede l’autrice come personaggio principale; davvero non mi aspettavo che fosse dipinta così bene, e che molto spesso alcune frasi mi sembrassero proprio le sue.

Mr Ashford è la summa degli eroi della Austen, presentato come un vero gentiluomo dai solidi principi. Molto spesso sembra Mr Darcy, ma per lo più somiglia ad Edward Ferrars, soprattutto per quanto riguarda le questioni di onore. Pur sapendo che l’autrice è morta “zitella”, le scene tra i due erano così cariche di affetto e tenerezza che ho sperato fino alla fine che potesse esserci un lieto fine per loro. Si può così definire il libro “una bella illusione infranta” e, talvolta, mi piace anche immaginare che tutto ciò sia accaduto realmente, e che la Austen sia rimasta segnata dalla sua storia d’amore con Ashford e per questo sia riuscita a scrivere opere cariche di sentimento ma che non vanno al di là del corteggiamento e del matrimonio.
Anche i personaggi secondari sono molto ben caratterizzati, alcuni simili alla signora Bennet e a Mr Collins, che hanno dato forse i picchi più alti di comicità al libro.

La lettura è stata davvero scorrevole, lo stile dell’autrice è molto semplice e talvolta mi sembra emuli quello di Jane Austen, inoltre la traduzione è ben fatta.  La storia, poi, è così bella che mi ha fatto davvero sperare che, seppure abbia avuto un finale poco felice, la Austen sia riuscita ad innamorarsi sul serio ed abbia voluto dare ai suoi personaggi quel lieto fine di cui lei non ha potuto godere. Anche se, per la condizione della donna dell’epoca, sospetto che se Jane si fosse sposata, probabilmente non sarebbe riuscita a scrivere quei capolavori che poi le hanno dato l’immortalità.

L’autrice

Soprannominata dal Los Angeles Magazine “la regina delle rivisitazioni del diciannovesimo secolo”, Syrie James è l’autrice acclamata di nove romanzi che sono stati tradotti in 18 lingue. E’ stata insignita di vari premi come il Best book of the year dal The romance review.
Vive a Los Angeles ed è membro del Writers Guild of America.

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