Ragione e sentimento di Jane Austen

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Il club di Jane Austen


Ragione e sentimento di Jane Austen

Titolo: Ragione e sentimento
Titolo originale: Sense and sensibility
Autore: Jane Austen
Traduttore: Beatrice Boffito Serra
Casa editrice: BUR
Anno: 2010
Genere: romanzo sentimentale
Voto: 4/5

Pubblicato per la prima volta anonimamente nel 1811, Ragione e sentimento narra la storia della famiglia Dashwood ed in particolare delle due sorelle maggiori, Elinor e Marianne, donne che, pur avendo caratteri differenti, attraversano lo stesso percorso di maturazione fino a giungere al tanto agognato lieto fine.

Elinor e Marianne rappresentano il contrasto tra i due sostantivi presenti nel titolo dell’opera, la ragione e il sentimento. La sorella maggiore, Elinor, incarna appieno il primo, dimostrando di saper seguire tutte le regole della buona educazione quando si trova in società, ma è anche dotata di un certo senso di riservatezza e di bontà che la portano molto spesso a mettere il bene degli altri prima del proprio. Al contrario, sua sorella minore Marianne Ragione e sentimentonon dà limiti alle proprie emozioni, se soffre, ad esempio, la sua sofferenza è maggiore rispetto a quella di tutti gli altri, così come considera la sua capacità di amare e sentire al di sopra della norma. Questo suo modo di pensare la porterà spesso ad essere sprezzante ed egoista anche nei confronti di chi non se lo merita, prima fra tutte Elinor. Le due ragazze, però, non sono dei personaggi statici, anzi, cresceranno e matureranno grazie ad un percorso comune, quello delle sofferenze che si provano per amore. Fino alla fine del romanzo, infatti, Elinor non ha la conferma che Edward, l’uomo di cui si è innamorata, la ricambi, anzi, molto spesso pensa di aver frainteso i suoi atteggiamenti e di sicuro le difficoltà arrecate da un precedente impegno di lui e dal disaccordo della sua famiglia ad una loro possibile unione non migliorano le sue sicurezze nella costanza del gentiluomo.
Edward Ferrars è di sicuro un ottimo esponente della borghesia dell’epoca che, vivendo di rendita, non ha alcuna occupazione e passa le sue giornate nell’ozio. L’uomo ha però dei valori, mantiene fino in fondo i suoi impegni e la parola data, anche se ciò lo porta alla sofferenza. L’ho trovato, al pari di Marianne, un personaggio abbastanza fastidioso: entrambi, infatti, sono immobili e non si adoperano affinché la loro situazione cambi (Edward per mantenere la parola data rischia di perdere, oltre alla sua fortuna, anche la felicità domestica).
Più complesso è il discorso che riguarda le vicende amorose di Marianne. A causa della giovane età e delle deficienze del suo carattere, ella si innamora del giovane Willoughby che, come lei, condivide la stessa sensibilità per le arti e la vita in generale e lo stesso disprezzo per le persone dai sentimenti più pacati dei suoi. A cauRagione e sentimentosa della sua mancanza di carattere e spirito di sacrificio (tutti gli uomini che Jane Austen descrive in questo volume hanno delle gravissime pecche che fanno apparire l’orgoglio di classe di Mr Darcy una cosa da nulla), John Willoughby rinuncia al suo rapporto con Marianne, salvo pentirsene poi, e sceglie un matrimonio infelice dettato dalla convenienza economica. La ragazza ne esce del tutto distrutta, e si auto-punisce rinvigorendo sempre di più ogni giorno il suo dolore fino quasi a morirne. L’immobilità di Marianne dall’abbandono di Willoughby fino alla fine della sua malattia mi ha sempre disturbato: posso capirla ma non riesco a giustificarla del tutto sopratutto perché, nell’epoca in cui è ambientato il romanzo, la reputazione era senza dubbio la prima cosa da salvaguardare. Fortunatamente, dopo aver quasi rischiato la vita, ella vede il lato positivo del comportamento di sua sorella e cerca di adeguarsi ad esso ed alle convenzioni della società, senza però abbandonare del tutto la sua essenza, che traspare ancora tra le pagine quando si dedica alla musica o alla poesia.

Spoiler
Proprio Brandon, è il personaggio, a mio parere, più maltrattato dell’intero romanzo: egli appare pochissimo nel corso dell’opera e quasi sempre solo per soffrire del suo amore non ricambiato, inoltre viene bistrattato per tutto il tempo della vicenda a causa dei suoi atteggiamenti, risultato di precedenti dolori.

Scopo principale dell’autrice è quello di mettere in rilievo l’ipocrisia della borghesia dell’epoca e di farne una sottile ironia. E’ per questo che i personaggi secondari, pur essendo meno sfaccettati di quelli Ragione e sentimentoprincipali, hanno delle caratteristiche particolari che li rendono odiosi e molto più spesso imbarazzanti. L’esempio più calzante può essere la signora Jennings, che, dotata di meno sensibilità di quanta creda di avere, riesce ad essere quasi sempre irritante approfittando delle debolezze degli altri per prenderli in giro e gioire delle sue burle. Inoltre la Austen ci mostra come la continua ricerca dell’agiatezza abbia portato ad una società piena di matrimoni male assortiti, come quello tra sir John e lady Middleton (il primo adora circondarsi di persone dando poco conto all’etichetta e la seconda invece ama essere elogiata per la sua raffinatezza) e quello tra Charlotte ed il signor Palmer (un’oca giuliva lei e un uomo dalle grandi aspirazioni lui). E’ questo il motivo per cui le sue eroine si sposano sempre per amore.

Lo stile di Jane Austen è fresco, affascinante ed elegante per un libro dalla lettura scorrevole che è stato rivisitato moltissime volte tra il 1795 e il 1810, rivisitazioni dovute probabilmente al fatto che, avendo se stessa e sua sorella Cassandra come ispirazione per le protagonisRagione e sentimentote ella non aveva dapprincipio un’idea chiara di come si sarebbero evolute le due eroine della storia. Il romanzo nasce, infatti, sotto forma epistolare e col titolo Elinor e Marianne (le storpiature del titolo in Italia sono state molte, tra cui: L’eterno contrasto, Senno e sensibilità, Sensibile amore e Sensibilità e buon senso). Attraverso gli impegni sociali delle due protagoniste, poi, l’autrice riesce a farci immergere appieno nell’atmosfera dell’Inghilterra borghese di fine 1700 inizio 1800. E’, infatti, caratteristica di questo libro la continua descrizione delle ambientazioni, anche se quelle che sembrano maggiormente sentite dall’autrice sono quelle che si trovano all’esterno delle mura domestiche; in particolare mi hanno appassionato i sentimenti espressi dalla vista delle foglie variopinte che cadono dagli alberi in autunno e della vista del panorama al di fuori del villino di Barton.

Ho apprezzato davvero molto questo romanzo, anche se non l’ho amato come Orgoglio e pregiudizio Emma, ma credo che valga la pena leggerlo nonostante il finale affrettato perché penso che, molto probabilmente, la Austen fosse una di quelle che credeva che, indipendentemente dal finale, l’importante fosse il viaggio.

L’autore

Jane AustenNata nel 1775 a Steventon, Jane Austen è diventata una delle più famose scrittrici inglesi grazie all’ironia e alla satira che utilizzava nei suoi romanzi. Figlia di un pastore anglicano dalla famiglia numerosa, ebbe la possibilità di imparare il francese ed approfondire i suoi studi, cosa che le permise di dedicarsi alla scrittura. Non si sposò mai, nonostante si dica fosse innamorata del giovane Lefroy, allontanato da lei a causa della differenza di classe. Nel 1800 si trasferì a Bath dove il padre morì, lasciando lei, sua madre e sua sorella Cassandra in una situazione finanziaria precaria. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel cottage di Chawton, dove si ammalò – probabilmente del morbo di Addison – e nel 1817 morì. E’ ricordata per aver scritto, tra le altre opere, Orgoglio e pregiudizio.


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2 Commenti On "Ragione e sentimento di Jane Austen"

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Sophia Rose
Ospite

I struggled with some of the same points. Mostly, I struggled with the Colonel Brandon/Marianne thing.

Well-thought review, Loren! :)

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